Come ho perso la guerra
di Filippo Bologna
Come ho perso la guerra è la storia, in parte autobiografica, ambientata in un paese della provincia toscana dove il tempo sembra scorrere più lento e la serenità regna sovrana. Il giovane rampollo della nobile famiglia Cremona, Federico, vive il suo essere nobile con un po’ di disagio. Tutto cambia con l’arrivo di Ottone Gattai, spietato e avido imprenditore di acque. Improvvisamente il progetto di un enorme impianto termale sconvolge la vita di tutti i suoi compaesani. Interessi politici ed economici sembrano corrompere il naturale ordine delle cose. Molti non ci stanno e dopo una prima pacifica protesta un gruppo avvia una guerriglia contro Gattai che sta sequestrando e privatizzando tutta l’acqua della zona.Nella lotta si distingue Federico Cremona, che vede finalmente stagliarsi all’orizzonte l’occasione di un proprio riscatto.Insieme alla moltitudine di storie memorabili che ci regala, Filippo Bologna ha una generosità e una forza nel creare blocchi di parole e di immagini che portano il lettore a divertirsi e un attimo dopo a commuoversi profondamente. Ora mi vedete così, ma il mio nonno li frustava i contadini. Anche se non ce lo vedo. Ho ancora una foto nel portafogli, una foto di un tempo lontano, molto prima che cominciasse come è cominciata e che finisse come è finita. E’ una foto ritagliata a forma di ovale, con la grana dell’immagine che stinge al verde, quel verde dei tetti di rame quando si ossidano. E nell’ovale c’è lui: i gambali lucidi e la maremmana di fustagno, la doppietta a tracolla, i baffi e il cappello con la tesa, che monta un cavalla bianca e guarda dritto avanti a sé. Senza né parlare né muoversi. Fermo, con la pancia in dentro e il petto in fuori, l’aria ingabbiata nei polmoni, lo sguardo fiero, come un soldato in parata, e mi sembra di sentire il ronzio stizzito del suo pensiero rivolto al fotografo che indugia ancora prima di scattare: Forza giovanotto, Forza. Che ho furia.
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