Date da mangiare ai miei amati cani di Emma Richler
Romanzo visionario, e pure di affilata e crudele concretezza, attraversato da un monito teso, inquieto, un basso continuo, il richiamo alla leggendaria fedeltà dell’esploratore Shackleton verso i suoi cani o un riferimento alle presunte parole che Emily Brontë pronunciò sul letto di morte, qui immaginate dalla piccola Jem. Date da mangiare ai miei amati cani è una storia familiare e piena d’amore narrata da una ragazzina di nove anni. Ma i componenti della famiglia Weiss sono gli stessi della famiglia Richler. Jemima Weiss è la terza di cinque fratelli intelligenti e fragili. Sono lettori onnivori, citano passi della Bibbia, versi di Blake e Malory, conoscono i rituali ebraici e attendono un’epifania. Al centro delle loro esistenze ruotano, l’uno nell’orbita dell’altra come stelle binarie, Yaakov e Frances, i loro genitori, preziosi e amati. Yaakov, giornalista sportivo, è un padre di poche frasi e poche linee, legatissimo alla moglie, donna dalle origini ignote, misteriosa e insolita, onnipresente ed eterea, e necessaria oltre misura. Jem passa il tempo a guardare il cielo, ci racconta le stelle, i buchi neri, l’assenza e il bisogno, confondendoci talvolta con le sue visioni e con quelle che, forse, ebbero gli esploratori dell’Antartico, attirati dall’ignoto, il Piccolo Principe, Sherlock Holmes e i grandi uomini della storia dell’astronomia.
pp. 740