Melancholia un libro di Jon Fosse
Al centro della tessitura che usa la figura stilistica della variazione, con una concezione spesso musicale del periodare, sta la vita di Lars Hertervig, presentato nell’ultima giornata della sua esistenza, prima del suicidio avvenuto in una città tedesca inospitale e tetra alla metà dell’Ottocento forse per cause d’amore, o forse per una più generale e totale incapacità di vivere. Pensieri sconnessi, frasi ossessive, incisi, costruiscono il ritratto perfetto di una mente che rifiuta il disegno razionale a favore del delirio, sentendosi sempre più prigioniero della rete delle relazioni sociali, che divengono una vera e propria trappola destinata a chiudersi su di lui. Fosse è un maestro nello scavare le banalità e i non detti del quotidiano e la sua Melancholia si presenta come un lungo monologo ‘abitato’ dalle presenze degli interlocutori, in una diffrazione prismatica della visione, che fa sì che spesso l’identità risulti problematica. Un’opera notevolissima, in molte parti straordinaria, con tutte le sue peculiarità estreme.
pp. 400