Sona L'orchestra di Piazza Vittorio
Sona è stato registrato nel corso di due mesi e mezzo nei locali dell’Istituto Galilei di Roma – per l’occasione trasformati in grande studio - sede dell’Associazione Apollo 11, che fin dall’inizio sostiene e produce in progetto. Sona in indiano vuol dire “bello” e in romano “suona”. Ritmo e viscere nelle nuove composizioni e grande prova di autorialità da parte dei musicisti, capaci di intrecciare con gusto, carica e ironia le loro lingue, i loro stili, le loro storie e i loro paesi diversi in un esperimento unico e stupefacente. Un disco nato dal desiderio di divertirsi e contro la tirannia dei generi. L’Orchestra di Piazza Vittorio è una realtà con molti numeri: 4 anni di attività, una rotazione di circa 30 musicisti di cui 15 stabili, 10 nazionalità diverse, 8 lingue, 5 continenti, 1 direttore, Mario Tronco, 10 persone di staff fisse e retribuite, 2 dischi all’attivo - il primo omonimo L’Orchestra di Piazza Vittorio (Apollo 11/Self) e Sona, in uscita il 7 aprile per Radiofandango di Domenico Procacci – , 1 film di prossima uscita per Lucky Red diretto da Agostino Ferrente, 100.000 chilometri percorsi in tournée per l’Italia e l’Europa, 22.000 dischi venduti. L’Orchestra di Piazza Vittorio è un’impresa indipendente e non finanziata dallo Stato che è riuscita a ottenere permessi di soggiorno regolari per i propri artisti e ad assumerli con stipendi mensili più alti di quelli percepiti da molti degli orchestrali, anche inseriti in situazioni istituzionali. L’Orchestra di Piazza Vittorio ha un bilancio in attivo investito nell’acquisto di materiale tecnico.
TRACKLIST
1 Sona 2 Ena fintidaah'k 3 Fela 4 Helo rama per 5 Laila 6 Balesh tebsni 7 Ena andi 8 Sandina 9 Vagabondo soy
I BRANI
SONA - PARA SAJAN / MAKTUB / SUEÑO DE AMOR - tradizionale Rajasthan / Hedi Juini / Carlos Paz Duque Sona è il manifesto dell’Orchestra, tre canzoni in una, tre lingue, un’idea nata dall’ala indiana dell’Orchestra e poi recuperata e cantata dal senegalese Pap. Un brano tradizionale del Rajastan e un brano tradizionale arabo si fondono e gli si aggrega un inserto originale dell’Orchestra. Sona è l’idea di mescolanza. Ma caso strano il Sona è anche un linguaggio virtuale, un “linguaggio ausiliario internazionale” pensato nel 1935 perché l’Esperanto era troppo eurocentrico. Non lo sapevamo, però niente male.
ENA FINTIDAARH’K – Bayram Ettounsi / Zaccaria Ahmed Oum Kalthoum, la “stella d’oriente”, è la più grande cantante del mondo arabo. Un idolo, un mito. “Yerit” è un suo pezzo, un pezzo tragico. Per l’Orchestra è la prima occasione di confronto con un superclassico di quell’area.
FELA - SORROW, TEARS AND BLOOD/ QUE PARE LA GUERRA - Fela Kuti / OPV musica e testo Carlos Paz Duque Una cover di Fela Kuti sbagliata, uno studio che non veniva e che ha dato vita a un brano originale. Di Fela Kuti è rimasto lo strumentale iniziale e il titolo, un omaggio a un grande musicista.
HELO (RAMA PER) – tradizionale Rajhastan Una canzone tradizionale del Rajastan cantata da un ospite indiano, Mahabub Khan, e da due cori di bambini, il Coro delle voci bianche della Scuola Popolare di Musica di Testaccio e il Piccolo Coro di Piazza Vittorio.
LAILA - LA ILAHA/ YEBBNEIA - El - Hadji Yeri Samb / Ziad Trabelsi Laila, composizione originale, è il pezzo più sinfonico del disco, una suite che in futuro potrebbe essere allargata e sviluppata.
BALESH TEBSNI - Mohamed Abdel Wahhab Un omaggio dell’Orchestra a Carosone, per via delle assonanze con la canzone napoletana. Un pezzo suonato una volta sola e poi missato. Buona la prima.
ENA ANDI - Ziad Trabelsi La risposta dell’Orchestra alla disco music, un brano originale. Rappresenta la libertà stilistica che un’orchestra del genere comporta. Contro ogni tirannia.
SANDINA - SANNOUTIGIYA / YOUM IL BUSHRA - Dialy Mady Sissoko / Ziad Trabelsi Un’altra composizione originale portata dall’ultimo arrivo dell’orchestra, Kaw (Dialy Mady Sissoko). Una canzone religiosa. Del resto il tema spirituale è frequente nel disco e “amore” e “Dio” sono i due argomenti a cui i musicisti di area non occidentale dell’Orchestra naturalmente ricorrono nella scrittura dei testi.
VAGABUNDO SOY - Omar Lopez Valle Il pezzo più politico del disco. Omar a sedici anni la fece sentire al suo maestro, a Cuba, e si sentì dire di non farla mai ascoltare a nessuno perché il fatto che desiderasse vagabondare significava che lì non stava bene. E quindi avrebbe potuto passare dei guai.